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IL CASO
Caro Mark, solo tu con Facebook puoi salvarci dalla morte nella Terra dei Fuochi
 
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NAPOLI. E' ufficiale, siamo in guerra. In tutta l'area Nord di Napoli si levano fumi neri che però non sono l'effetto di bombardamenti ma degli immancabili roghi tossici. Da Marano a Mugnano, da Melito a Giugliano passando per Caivano, Acerra, Scampia e Qualiano: l'aria è irrespirabile. A nulla sono servite le promesse, i soldi stanziati, gli incontri, le marce, le manifestazioni, i cortei, gli slogan, gli apparati di Stato, il grido di dolore dei familiari morti di tumore, gli appelli del Papa, i summit in prefettura, gli incontri interforze, i concerti e le canzoni. Il 10 luglio non è stato nu juorn buono, ma nerissimo, proprio come i fumi tossici che si respiriamo di notte e di giorno. Le abbiamo provate davvero tutte ma la questione è irrisolta.
Una soluzione per risolvere definitivamente il problema, però, ci sarebbe. Il mio appello va all'uomo più potente al mondo,ovvero Mark Zuckerberg Si proprio lui, l'inventore di Facebook potrebbe mettere fine alla questione roghi tossici. Vi starete chiedendo in che modo, forse pensate che io sia impazzito, che i fumi (tossici naturalmente) mi abbiano dato alla testa, ma non è cosi. Ora vi spiego.
Ricordo ancora quando Mark inventò il social network che ha cambiato la vita a tutti. C'era un tasto per i mi piace, uno per commentare e poco altro. Non c'erano chat, né emoticon. Non esistevano le dirette, le gif, le storie, le gallerie. Tantissime applicazioni sono state introdotte in questi anni. Cosa c'entrano le novità di Facebook con la terra dei fuochi? Ve lo spiego. Basterebbe che Mark aggiungesse un tasto per inviare, oltre a foto e video, anche l'odore. Sì,proprio l'odore. In questo modo riusciremmo, soprattutto in una giornata 'nera' come questa del 10 luglio, ad inviare a chi ci governa e ai cittadini di tutto il mondo migliaia di messaggi con l'aria appestata di diossina. Immaginate le bacheche Facebook invase dalle condivisioni, proprio come accade quando muore un vip o accade una tragedia. Perchè la nostra è una tragedia ma nessuno lo sa, o meglio fanno finta di non saperlo e non muovono un dito. Ma la colpa è anche nostra, soprattutto nostra, che non ci ribelliamo al genocidio in corso e preferiamo indignarci pubblicando una foto di un rogo o commentando su Fb il post di un amici. Caro Mark in questo modo faresti respirare a tutto il mondo i nostri veleni mentre noi ce ne staremmo comodamente seduti sul divano. Non ti piace quest'idea? Pensaci Mark, che ti costa. Io intanto mi alzo dalla sedia, ma solo per chiudere la finestra. Si muore, non dal caldo.


Antonio Mangione

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