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«Come stanno mamma e papà, quando potrò rivederli?». Il piccolo Alessio l'unico superstite della tragedia alla Solfatara
 
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POZZUOLI. «La mia famiglia è in ospedale, vero? Li stanno curando, quando li potrò vedere?». Alessio, l'unico sopravvissuto della tragedia alla Solfatara di Pozzuoli, non sa ancora che è rimasto solo al mondo. La sua famiglia è rimasta inghiottita nel magma vulcanico dopo il crollo nella voragine. Lorenzo, 11 anni, il fratellino, mamma Tiziana e papà Massimiliano non ci sono più. E Alessio ha visto i genitori lanciarsi per afferrarlo. Lui si è salvato perché ha scelto di correre all'indietro. La nonna del cuore, Gilberta, che viveva con lui nel casolare di campagna appena ristrutturato dal papà ingegnere, è in viaggio, con gli zii materni ed i nonni paterni. Nel luogo dove è avvenuta la tragedia c'era una voragine già segnalata e delimitata che si è aperta su un terreno con un basso coefficiente di solidità: probabilmente, anche a causa delle intense precipitazioni di ieri, si è ulteriormente allargata. È l'ipotesi che Francesca Bianco, direttore dell'Osservatorio Vesuviano, fa della tragedia avvenuta nel Vulcano Solfatara di Pozzuoli. Vista la fragilità del terreno è anche possibile che la voragine si sia allargata quando - come appare dalle prime ricostruzioni - il bambino di 11 anni si sarebbe avvicinato troppo all'area a rischio e i genitori avrebbero provato a riprenderlo. L'area del Vulcano Solfatara è gestita da una società privata. L'Ingv controllo l'attività vulcanica grazie a sei stazioni (geofisiche e geotermiche).

REDAZIONE

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