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Cavalli di ritorno: alla sbarra la banda di Melito, Scampia, Giugliano, Mugnano, S.Antimo e Afragola
 
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CASORIA. Si è tenuta stamattina, davanti al Gup Rosaria Maria Aufieri, l'udienza del processo 'Febbre da Cavallo' che vede alla sbarra ben 68 imputati. L'inchiesta risale allo scorso febbraio e vide i carabinieri del Comando Provinciale di Napoli incastrare un vasto gruppo operante nell'area Nord di Napoli (tra Melito, Afragola, Giugliano, Casavatore, Mugnano e Sant'Antimo, ndr) accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla commissione seriale di furti, rapine, ricettazioni ed estorsioni con il metodo del cavallo di ritorno.
Fu scoperta una holding criminale con base operativa a Scampia, il cui capo gestiva il mercato illegale delle autovetture di tutta l'area nord di Napoli e provincia, per un giro di affari ammontante a circa 2 milioni di euro.

L'organizzazione, secondo quanto riferito dagli investigatori, aveva la base a Scampia anche se diversi provvedimenti sono stati eseguiti nei comuni di Afragola, Melito, Grumo Nevano e Casavatore.
Sono ben 108 i capi di imputazione a carico degli imputati. In molti hanno scelto il rito Abbreviato, tra cui Carmine Cerrone (difeso da Luca Gili), Giovanni Amura, Luigi Avolio, Antonio Caturano, Anna Cerrone, Massimo De Luca, Nicola Iannaccone, Gennaro Salierno, Maurizio Spinelli.
Altri hanno patteggiato la pena tra cui Ciro Bocchetti, Raffaele Caiazzo, Claudio Ciardiello, Attilio Di Maio, Luigi Di Maio, Eduardo Fattore, Ferdinando Iaquino, Gianrico Lattanzi, Antonio Laurato, Luisa Marino,Danilo Petrillo, Ciro Russo, Salvatore Sanges, Raffaele Sichez, Francesco Sanzari, Giovanni Zazzaro e Giovanni Vitale. Il resto ha scelto di essere processato col rito ordinario. La prossima udienza si terrà il nove ottobre.
Nel corso dell'operazione «Febbre da cavallo» gli investigatori trovarono 50 tra auto e motocicli provento di furto o di rapina. Tutti i mezzi furono restituiti a proprietari. A capo dell'organizzazione, secondo gli inquirenti, c'era un uomo agli arresti domiciliari per un'altra vicenda estorsiva. L'indagato gestiva il business del mercato in tutta la zona dell'area a nord di Napoli e in diversi comuni dell'hinterland. Lo schema seguito era quasi sempre lo stesso. Dopo il furto o la rapina le vittime venivano contattate. E pagavano delle somme di denaro - c'era un vero e proprio tariffario a seconda dell'auto rubata - per poter tornare in possesso dei loro beni. Ma c'era anche chi individuato il «referente di zona» dell'organizzazione andava a pagare. Per alcuni è scattata la denuncia per favoreggiamento personale Il business era gestito da Carmine Cerrone. Nonostante fosse ai domiciliari continuava a gestire con tranquillità il giro d'affari, dando ordini dal balcone della sua abitazione. Ma era controllato dai carabinieri che avevano piazzato delle cimici nei pressi della sua abitazione.


Antonio Mangione

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