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IL RETROSCENA DI CAMORRA
Omicidio Marino. Gli Abete-Abbinante avevano quattro batterie di fuoco: a capo della più sanguinaria il figlio del capoclan
 
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NAPOLI. I retroscena dell'omicidio di Gaetano Marino 'Moncherino' hanno permesso agli inquirenti non soltanto di identificare mandanti e responsabili della sua morte ma anche la struttura di potere degli Abete-Abbinante e della guerra che li opponeva alla Vanella Grassi. Nell'ultima ordinanza in particolare il gruppo di Scampia deliberando la morte del fratello del 'McKay' (Gennaro Marino) avevano deciso l'annientamento della Vanella costituendo per ogni rione da loro posseduto un gruppo di fuoco: Monterosa, Chalet Baku, Sette Palazzi e Lotto P.

Nelle pagine diversi collaboratori di giustizia indicano Arcangelo Abbinante, figlio di Antonio, come elemento di vertice della batteria di fuoco del Monterosa nonchè come uno degli organizzatori del delitto di Terracina. In un verbale dell'ottobre 2014 Pasquale Riccio racconta:«Marino venne prescelto come vittima da Arcangelo Abbinante e Giuseppe Montanera. Per organizzare il delitto Abbinante contattò un tale detto 'o cinese (che viveva a Terracina e lì piazzava le macchinette del Monterosa). Il cinese affittò una casa sulla Pontina poi si cambiò e venne affittata una casa più vicina sul corso di Terracina. Ricordo che nella casa c'erano tutte immagini di santi e papi. Il gruppo di fuoco nella prima casa era composto da Giuseppe Montanera, Arcangelo Abbinante, Giovanni Gelsomino detto 'Millelire', Giovanni Carriello detto 'o brigante e Salvatore Baldassarre. Il gruppo di fuoco saliva il fine settimana perchè ci era stato detto che Marino saliva per il weekend».


Stefano Di Bitonto

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