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IL CASO
Il dramma di Gaetano, il 15enne di Melito massacrato dal branco: «Mio figlio salvato in extremis, dove sono le istituzioni?»
 
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MELITO. In alcuni frangenti dice di «capire chi vuole farsi giustizia da solo perchè ogni qualvolta succede un episodio di bullismo ci si indigna e si organizzano manifestazioni ma poi nulla cambia. Viviamo in una società schifosa. Le istituzioni sono totalmente assenti e non garantiscono la sicurezza dei ragazzi». È uno sfogo amaro quello reso ad Internapoli.it da Stella Lucca, la mamma di Gaetano V., il ragazzino di 15 anni accerchiato e picchiato ieri pomeriggio da un branco composto da ben 15 ragazzini all’esterno della stazione della metropolitana di via Santa Maria a Cubito a Chiaiano. La donna, casalinga separata, con un lavoro saltuario e residente con la famiglia in via Roma a Melito nei pressi di un centro scommesse, quando parla con il nostro sito è in attesa di poter rientrare nel Reparto di Rianimazione dell’ospedale San Giuliano dove Gaetano è tuttora ricoverato dopo l’operazione d’urgenza subita ieri sera per l’asportazione della milza. È stanca, ma un po’ più rilassata. «Gaetano - afferma con un cauto ottimismo - si sta riprendendo, la degenza prosegue bene. Lui è cosciente. Ma è stato portato in ospedale giusto in tempo. Sarebbe bastato un po’ di ritardo e le conseguenze dell’aggressione sarebbero potute essere ben peggiori». Di fatti, appena giunto in ospedale nel tardo pomeriggio di venerdì, i medici riscontrano lo spappolamento della milza. Da lì, la necessità di operarlo in tutta fretta. Intervento, poi, fortunatamente riuscito con Gaetano fuori pericolo.

Ritornando sulla dinamica dell’aggressione, ecco quanto emerso sin ad ora grazie anche dal racconto di Gaetano e dagli altri giovani: il15enne è appena sceso dalla metropolitana di Chiaiano con i suoi due cugini, l’intenzione è di vedersi con un gruppo di amici. Poco dopo, viene avvicinato da alcuni ragazzini che gli chiedono da quale territorio provenisse. A quanto pare il branco, composti probabilmente da giovanissimi provenienti dal quartiere di Piscinola, già in passato si era reso protagonista di azioni del genere. Gaetano tira dritto, perché capisce che quei ragazzini sono lì per provocare. Ma da lì in poi, la situazione degenera. I teppisti, che in tutto diverranno ben 15, iniziano a spintonare il coetaneo per poi prenderlo a calci e pugni. I due cugini tentano la carta di farsi inseguire dagli aggressori per risparmiare a Gaetano ulteriori botte. Pochi minuti e i bulli si dileguano. Gaetano si rifugia, dolorante, all’interno della metropolitana di Chiaiano. Ma lì, aggiunge indignata Stella, «nessuno l'ha aiutato, nemmeno i vigilanti. Mio figlio è tornato a casa grazie ad un passaggio datogli dal padre di un amico che si trovava lì. Io ero assente in quel momento ma mio fratello, che l’aveva visto, si era accorto come Gaetano fosse diventato cianotico. È stato allora che mio figlio ha raccontato tutto ed è partita la corsa in ospedale (con i due cugini in auto con lo zio ndr.). L’ha scampata per un pelo perché oltre ai problemi alla milza, Gaetano ha perso due litri di sangue». Stella racconta poi un aneddoto. «In quei concitati momenti, Gaetano mi ha detto: “Mamma non ti preoccupare’’ ho soltanto un dolore alla schiena’’. L’ha detto per tranquillizzarmi. Poi però, giunta in ospedale, ho appreso quello che era successo davvero».

Ad indagare sul caso sono gli agenti di Polizia del Commissariato di Giugliano diretto dal primo dirigente Pietropaolo Auriemma, in collaborazione con i poliziotti del Commissariato di Chiaiano che stanno visionando delle telecamere di videosorveglianza poste all’esterno della metropolitana. Come detto, il branco colpevole dell’aggressione non sarebbe nuovo ad azioni del genere e sono conosciuti a chi frequenta spesso via Santa Maria a Cubito. Gaetano viene definito da chi lo conosce come un ragazzo tranquillo. Frequenta il secondo anno di ragioneria all’istituto don Minzoni di Giugliano (dopo un primo periodo all’Itis Galileo Ferraris di Scampia). È un giovane senza troppi grilli per la testa, al quale interessa soltanto stare con gli amici ed ha un’adorazione per la sorellina di 10 anni. L’unico hobby, sviluppato di recente, la palestra. Mamma Stella non gira attorno al problema baby gang, anzi ne parla con trasporto e non solo perché ad essere coinvolto è ora suo figlio. «Voglio capire i genitori di questi ragazzi come educano i loro figli, cosa fanno per tirarli su. Io ho insegnato a mio figlio il rispetto per gli altri e di non rispondere mai alle provocazioni. E non è certo una vita sempre facile la mia, perché essendo separata devo fare a volte da madre e da padre insieme. Ma viviamo in una società schifosa. Le istituzioni non fanno nulla. Vanno anche bene le manifestazioni organizzate come quelle a sostegno ad Arturo (il ragazzo di 17 anni accoltellato in via Foria ndr.) ma poi ci vogliono risposte concrete perché una volta calato il clamore, ci saranno altre aggressioni e la lista diviene sempre più lunga. Nonostante questo però io resterò a Napoli. Andare via non serve a niente perché il fenomeno delle baby gang è diffuso ovunque. Non bisogna cambiare città, ma mentalità».


Antonio Sabbatino

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